Il percorso riabilitativo dopo gli interventi prostetici all’anca

17 Gen

Numerose patologie degenerative dell’osso fra cui osteoporosi, artrosi ed altre patologie infiammatorie, causano un progressivo impoverimento della mineralizzazione dell’osso che spesso coinvolge l’intera articolazione coxo-femorale (altrimenti detta articolazione dell’anca), rendendo necessaria la sostituzione di questa con un impianto prostetico. Sebbene ormai gli interventi abbiano raggiunto una considerevole evoluzione che permette, attraverso operazioni di chirurgia mini-invasiva, di minimizzare il danno alle strutture muscolari, vascolari e tendinee circostanti, per recuperare una corretta funzionalità dell’arto è tutt’ora imprescindibile un corretto percorso riabilitativo del paziente stesso. Un’importante precisazione da farsi, è che molto spesso viene sottovalutata l’importanza di un trattamento fisioterapico pre-intervento, in grado di ridurre sia i tempi di degenza che gli stessi tempi di recupero post-operatorio. Il periodo di riabilitazione normalmente si aggira intorno ai 40 giorni complessivi, viene svolto all’interno di cliniche apposite con l’ausilio di personale specializzato (fisioterapisti, ortopedici, fisiatri ecc.), e ha di solito inizio già dal primo giorno a seguito dell’intervento stesso per minimizzare il rischio di irrigidimento articolare favorendo la mobilità del paziente. I protocolli riabilitativi vengono personalizzati in base alle esigenze del paziente stesso (tipo di patologia che ha reso necessario l’intervento, età, peso), ed includono sia l’utilizzo di una serie di dispositivi appositi (bastoni canadesi, ausili alla deambulazione), che un’apposita educazione del paziente alle manovre da adottare e delle posizioni da mantenere durante il sonno o la deambulazione al fine di prevenire il rischio di lussazioni (massimo in particolare durante le prime settimane), e per favorire il rinforzo dei muscoli stabilizzatori dell’anca. Alla normale riabilitazione si associano poi altre tecniche che facilitano il recupero post-operatorio come i massaggi linfodrenanti, che aiutano il drenaggio linfatico dei tessuti riducendo il rischio di edemi ed ematomi, e terapie farmacologiche di supporto fra cui le indispensabili terapie anticoagulanti (come le eparine o il più innovativo rivaroxaban).
Articolo a cura del Dottor Claudio Butticè, PharmD.